Vespa 125 Piaggio del 1950 in perfette condizioni, modello scooter italiano iconico disegnato da Corradino D Ascanio

Vespa Piaggio 1946: la storia del progettista che odiava le motociclette

Aprile 1946, Pontedera. Enrico Piaggio osserva il prototipo che gli e’ stato appena consegnato e dice una frase che diventera’ storia: “Sembra una vespa”. Il nome resta, lo scooter diventera’ il veicolo a due ruote piu’ venduto della storia europea, ed e’ nato dalle mani di un uomo che non aveva mai voluto progettare una motocicletta.

Vespa 125 Piaggio del 1950 in perfette condizioni, modello scooter italiano iconico disegnato da Corradino D Ascanio
Vespa 125 del 1950, uno dei primi modelli prodotti da Piaggio a Pontedera. Foto: Al*from*Lig / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.

L’oggetto

Una scocca portante in lamiera d’acciaio stampata che fa contemporaneamente da telaio e da carrozzeria. Il motore montato sotto la sella, accanto alla ruota posteriore. La trasmissione diretta, senza catena. La forcella anteriore monobraccio derivata dal carrello degli aerei. Il manubrio con i comandi integrati, senza cavi a vista. Una protezione frontale a goccia, l’unica concessione “stilistica” — che in realta’ serve a tenere i pantaloni dei passeggeri puliti.

Nel 1946 nulla di tutto questo esisteva sul mercato delle due ruote. Le motociclette erano scheletri di tubi metallici con il motore in vista, la catena scoperta, le gambe del pilota esposte agli schizzi di olio e fango. La Vespa fece una cosa rivoluzionaria: nascose tutto.

L’aneddoto: l’ingegnere che odiava le motociclette

Enrico Piaggio nel 1945 aveva un problema enorme. La sua fabbrica di Pontedera, che fino alla guerra produceva aerei, era stata distrutta dai bombardamenti americani. L’industria aeronautica era stata vietata all’Italia dai trattati di pace. Piaggio doveva reinventare l’azienda, e aveva intuito che il paese in macerie aveva bisogno di un mezzo di trasporto economico, semplice, popolare.

Convoco’ Corradino D’Ascanio, un ingegnere abruzzese che aveva progettato per Piaggio elicotteri sperimentali (suoi il D’AT 1 del 1925 e il PD 3 del 1949). Gli chiese di disegnare uno scooter. D’Ascanio rispose, secondo la cronaca: “Le motociclette mi disgustano. Sono pericolose, sporche, scomode. Non ne ho mai guidata una in vita mia”.

Piaggio insistette. D’Ascanio accetto’ a una condizione: avrebbe progettato il veicolo a due ruote che lui personalmente avrebbe voluto guidare, non quello che esisteva sul mercato. Quindi: il pilota seduto comodo come in poltrona, le gambe protette, niente catena perche’ sporca i pantaloni, il cambio sul manubrio perche’ togliere le mani dal manubrio in curva e’ pericoloso, la ruota di scorta facile da cambiare anche per una donna in tailleur.

Il primo prototipo, soprannominato “MP5 Paperino”, fu pronto in poche settimane. Era brutto. D’Ascanio lo riprogetto’ da zero e nel novembre 1945 consegno’ a Piaggio l’MP6 — quello che, vedendolo, gli fece dire “sembra una vespa”. La similitudine era esatta: vita stretta nel mezzo, parte anteriore arrotondata, posteriore allungato. L’MP6 entro’ in produzione nell’aprile 1946.

Corradino D’Ascanio

Ritratto fotografico di Corradino D Ascanio, ingegnere aeronautico abruzzese progettista della Vespa Piaggio nel 1946
Corradino D Ascanio (1891-1981), ingegnere aeronautico abruzzese e progettista della Vespa. Foto: Wikimedia Commons, pubblico dominio.

Corradino D’Ascanio (1891-1981) era nato a Popoli, in Abruzzo, in una famiglia di tradizione militare. Studio’ al Politecnico di Torino dove si laureo’ in ingegneria meccanica. Per tutta la vita la sua ossessione era stata il volo: nel 1930 aveva progettato il primo elicottero al mondo capace di stabilire record ufficiali (D’AT 3), e considerava l’aeronautica la vera sua missione.

La Vespa fu, nella sua percezione, un ripiego. Un lavoro alimentare. Quando nel 1965 ricevette dal Presidente Saragat il diploma di Cavaliere del Lavoro per i meriti nella progettazione della Vespa, si dice abbia commentato: “Avrei preferito riceverlo per i miei elicotteri”. Eppure aveva regalato all’Italia uno dei marchi piu’ riconoscibili al mondo.

Perche’ e’ iconica oggi

Vespa 125 Piaggio del 1950 vista laterale, con la caratteristica scocca portante in acciaio stampato
La scocca portante della Vespa 125: telaio e carrozzeria in un unico pezzo di acciaio stampato. Foto: Al*from*Lig / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.

La Vespa e’ al MoMA di New York, al Triennale Design Museum di Milano, al Museo del Design Vitra. E’ apparsa in oltre 1.500 film, da “Vacanze Romane” (1953) con Gregory Peck e Audrey Hepburn fino a “Mission Impossible” e “The Bourne Identity”. E’ ancora in produzione: la Vespa Primavera 2025 ha la stessa silhouette del 1946.

Il segreto della sua persistenza e’ lo stesso che vale per altri oggetti italiani che abbiamo raccontato — la lampada Arco di Castiglioni, la Moka Bialetti, le macchine da scrivere Olivetti: la forma originale risolveva il problema in modo cosi’ perfetto che non c’e’ mai stato bisogno di rifarla. Si modernizza il motore, l’iniezione, l’elettronica, ma la silhouette resta la stessa.

Come riconoscere una Vespa d’epoca

Vespa GS 150 Piaggio del 1960, versione Gran Sport con il caratteristico faro tondo allungato sul manubrio
La Vespa GS 150 del 1960: modello Gran Sport, evoluzione sportiva della Vespa originale. Foto: Spaeth Chr. / Wikimedia Commons, pubblico dominio.

Sul mercato del modernariato circolano Vespa di tutti i decenni, dagli anni ’40 ai ’70. Alcuni esemplari valgono dieci o venti volte il prezzo di una Vespa moderna nuova. Per riconoscere un’originale d’epoca conviene guardare quattro punti.

Il numero di telaio e di motore. Le prime Vespa avevano il numero stampato sul telaio sotto la sella (V98 1946, V125 1948, V150 1955, GS 1955, 50 Special 1969). Confronta sempre il numero di telaio con il libretto di circolazione e con i registri del Vespa Club d’Italia.

Il faro anteriore. Le Vespa fino al 1953 avevano il faro sul parafango anteriore (il cosiddetto “faro basso”). Dal 1953 il faro fu spostato sul manubrio.

I componenti originali Piaggio. Cerca il marchio Piaggio impresso sul motore, sulla scocca, sui cerchi. Le repliche e le ricostruzioni usano spesso parti non originali, riconoscibili dalla finitura della verniciatura e dai punti di saldatura.

La conservazione vs il restauro completo. Una Vespa “non restaurata” — con la vernice originale anche un po’ rovinata — vale di piu’ di una restaurata a nuovo. I collezionisti veri cercano la patina dell’eta’.

Una Vespa al Bello dell’Usato

Se hai una Vespa d’epoca in garage — magari del nonno, magari ferma da anni — parliamone. Lavoriamo in conto vendita: la valutiamo insieme, la mettiamo in negozio o sull’eBay del Bello dell’Usato, e dividiamo il ricavato solo quando si vende. Il pezzo resta tuo finche’ non trova un collezionista.

Se invece sei alla ricerca di un’epoca specifica — una V98 del ’46, una GS ’55, una 50 Special ’69 — passa a trovarci a Catania centro o scrivici su WhatsApp al +39 339 230 0107. Capitano spesso, e ognuna ha una storia.

Ogni oggetto ha la sua storia. Quella della Vespa e’ la storia di un progettista di elicotteri che odiava le moto, di un industriale che dovette reinventare la fabbrica dopo la guerra, e di ottant’anni di scooter italiano che non e’ mai cambiato davvero.

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