Caffettiera Moka Express Bialetti in alluminio con manico nero, il modello iconico del caffe italiano dal 1933

Moka Bialetti: la storia di Renato sepolto dentro la sua caffettiera

Ci sono oggetti che hanno fatto piu’ per identificare un paese di qualsiasi monumento. La Moka Express Bialetti e’ uno di questi: ha portato il caffe’ espresso fuori dai bar e dentro le cucine di tutta Italia, e dal 1933 borbotta ogni mattina su trenta milioni di fornelli.

Caffettiera Moka Express Bialetti in alluminio con manico nero, il modello iconico del caffe italiano dal 1933
La Moka Express Bialetti, dal 1933 simbolo del caffe italiano fatto in casa. Foto: Jcmontero / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.

L’oggetto

Una caldaia ottagonale in alluminio fuso, un filtro a imbuto per il caffe macinato, un raccoglitore superiore con il beccuccio. Tre pezzi, una guarnizione, una valvola di sicurezza. Tutto qui. La moka funziona per pressione di vapore: l’acqua bolle nella caldaia inferiore, il vapore in pressione la spinge attraverso il caffe macinato e la fa risalire nel contenitore di sopra. E’ fisica elementare resa elettrodomestica.

Il design ottagonale non e’ decorativo. Alfonso Bialetti lo scelse perche’ permetteva una migliore diffusione del calore sulla fiamma a gas e perche’ richiamava le facciate degli edifici Art Deco degli anni ’30. Tre tagli che hanno fatto la differenza.

L’aneddoto: le ceneri di Renato dentro una moka gigante

Renato Bialetti, figlio di Alfonso e vero artefice del successo commerciale della Moka, mori’ l’11 febbraio 2016 a 93 anni. Aveva un’unica richiesta nel testamento: voleva essere cremato e le sue ceneri dovevano essere conservate dentro una moka.

Non una moka qualunque: una Moka Express in formato urna, prodotta apposta dall’azienda con le sue proporzioni esatte. Le ceneri di Renato sono state quindi inserite in quella caffettiera di alluminio gigante e tumulate nel cimitero di Casale Corte Cerro, in provincia di Verbania, accanto allo stabilimento storico dove la Bialetti produceva da decenni.

E’ la prima volta nella storia che il fondatore di un’azienda chiede di essere sepolto dentro il proprio prodotto. La tomba di Renato Bialetti e’ diventata negli anni una piccola meta di pellegrinaggio per appassionati di design e di caffe’.

Ritratto fotografico di Alfonso Bialetti, fondatore della Bialetti e inventore della Moka Express nel 1933
Alfonso Bialetti (1888-1970), fondatore dell’azienda e inventore della Moka Express. Foto: Wikimedia Commons, pubblico dominio.

Alfonso e Renato Bialetti

Alfonso Bialetti (1888-1970), tornito di metalli nato a Omegna sul Lago d’Orta, lavorava come operaio in Francia quando ebbe l’idea della caffettiera. Aveva osservato le lavandaie del paese mentre facevano il bucato in una tinozza con il coperchio bucato al centro: l’acqua saponata, scaldata, saliva per pressione fino al coperchio e ricadeva sopra i panni. Tornato in Italia nel 1918, apri’ una piccola officina di lavorazione dell’alluminio e nel 1933 deposito’ il brevetto della Moka Express.

Per i primi vent’anni la Moka vendette poco: poche centinaia di pezzi all’anno, distribuiti soprattutto nelle fiere di paese del Piemonte. Il salto avvenne quando il figlio Renato (1923-2016) prese in mano l’azienda nel dopoguerra. Renato aveva una sola intuizione, ma decisiva: la pubblicita’. Nel 1953 commissiono’ al disegnatore Paul Campani la creazione di un personaggio caricaturale ispirato al padre Alfonso, con baffoni neri e dito alzato. L’omino con i baffi divento’ presenza fissa di Carosello dal 1958 al 1977. In dieci anni la Bialetti passo’ da 70.000 a 18 milioni di moka l’anno.

Caffettiera Moka Bialetti sul fornello a gas mentre il caffe sale nella parte superiore
Il momento in cui la moka borbotta: vapore acqueo in pressione spinge l’acqua bollente attraverso il caffe macinato. Foto: Berteun Damman / Wikimedia Commons, pubblico dominio.

Perche’ e’ iconica oggi

La Moka e’ esposta al MoMA di New York, alla Triennale di Milano, al Cooper Hewitt Smithsonian Design Museum di Washington. Ma soprattutto e’ nel novanta percento delle case italiane, spesso in piu’ di un formato (la “tre tazze” per la coppia, la “sei tazze” per i parenti, la “uno” per il caffe’ solitario).

E’ uno di quei rari oggetti di design industriale dove la forma originale non e’ stata mai migliorata. Si producono varianti elettriche, in acciaio inox, per piastre a induzione, ma la silhouette ottagonale e’ rimasta identica per novantadue anni. Lo stesso principio che vale per il Pirex, per la lampada Arco di Castiglioni o per le macchine da scrivere Olivetti: quando una forma risolve perfettamente una funzione, non c’e’ niente da rifare.

Esploso dei componenti della Moka: caldaia, filtro a imbuto, guarnizione, raccoglitore superiore
I tre corpi della moka: caldaia inferiore, filtro a imbuto per il caffe macinato, raccoglitore superiore. Foto: Shisma / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.

Come riconoscere una Moka vintage originale

Sul mercato del modernariato circolano Moka degli anni ’30, ’40, ’50 e ’60 che valgono molto piu’ del prezzo di una nuova. Per riconoscere un esemplare d’epoca conviene guardare quattro dettagli.

Il marchio impresso sulla caldaia. Le prime Moka degli anni ’30 portavano la scritta “Alfonso Bialetti & C. – Crusinallo” incisa sul fondo. Dal 1947 compare anche la dicitura “Moka Express”. Dagli anni ’60 si aggiunge l’omino con i baffi.

Il manico in bachelite nera. Le versioni piu’ antiche hanno il manico in bachelite martellata, non in plastica liscia. La bachelite ha una superficie leggermente granulosa e un colore nero opaco caratteristico.

La guarnizione e la valvola di sicurezza. Le Moka pre-1960 hanno la valvola di sicurezza piu’ grossolana e la guarnizione in gomma naturale (che invecchia diventando dura). Dagli anni ’70 in poi la valvola viene miniaturizzata.

L’alluminio. Le prime Moka avevano alluminio piu’ spesso e piu’ grezzo. Negli esemplari d’epoca si notano i segni della fusione manuale (piccole bolle, irregolarita’ del fondo). Le moderne sono piu’ lisce e uniformi.

Una Moka vintage al Bello dell’Usato

Se hai una Moka Bialetti d’epoca — magari ereditata dai nonni, magari ancora con la sua scatola originale — parliamone. Lavoriamo in conto vendita: la valutiamo insieme, la mettiamo in negozio o sull’eBay del Bello dell’Usato, e dividiamo il ricavato solo quando si vende. Il pezzo resta tuo finche’ non trova un collezionista.

Se invece sei alla ricerca di una Moka degli anni ’50 o ’60 da scaldare a fuoco lento la domenica mattina, passa a trovarci a Catania centro o scrivici su WhatsApp al +39 339 230 0107. Ne capitano spesso, e ognuna ha una storia.

Ogni oggetto ha la sua storia. Quella della Moka e’ la storia di un padre che osservava le lavandaie, di un figlio che ci mise i baffi, e di novantadue anni di caffe’ italiano fatto in casa.

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