Nel 1965, mentre l’Italia viveva il pieno del boom economico e il design si emancipava definitivamente dall’artigianato per diventare cultura di massa, dagli studi milanesi di Artemide emerse un oggetto che sembrava arrivare direttamente dal futuro: la Lampada Nesso. Un grande fungo di plastica arancione, alto oltre un metro, pensato per stare in mezzo alla stanza come una scultura abitabile. Un pezzo che non si limita a illuminare, ma dichiara un modo di vivere.
L’idea: dare luce alla plastica con una forma impossibile
A disegnarla fu Giancarlo Mattioli, architetto milanese, insieme al collettivo Gruppo Architetti Urbanisti Citta Nuova. La sfida tecnica era ambiziosa: creare un corpo lampada in un unico pezzo di plastica stampata capace di contenere il calore della lampadina e di diffondere la luce in modo morbido e avvolgente, senza ricorrere a strutture metalliche interne di supporto.
La soluzione arrivo con l’ABS termoformato (acrilonitrile-butadiene-stirene), la stessa famiglia di polimeri che avrebbe reso possibile la Radio Cubo TS502 di Brionvega e la Poltrona Sacco di Zanotta. Grazie alle possibilita dello stampaggio a iniezione, Mattioli riusci a dar vita a due parabole concentriche e capovolte che, incastrandosi, creavano una camera d’aria isolante tra la fonte luminosa e la superficie esterna. Il calore veniva cosi dissipato verso il basso, mentre la luce filtrava lateralmente attraverso la plastica semitrasparente, producendo un bagliore caldo, diffuso e quasi organico.
Il nome e l’identita visiva
“Nesso” in italiano significa legame, connessione, filo logico. Un nome che allude alla relazione tra le due parabole di cui e composta la lampada, tra tecnica e bellezza, tra design industriale e arte popolare. La forma del fungo era del resto iconica gia allora: evocava il cappello di un fungo da fiaba, le astronavi della fantascienza degli anni ’60, la semplicita essenziale della natura reinterpretata dalla macchina.
La paletta cromatica originale comprendeva l’arancione acceso, il bianco e il marrone, ma fu l’arancione a diventare il colore identitario della Nesso, capace di illuminare uno spazio con la sola forza visiva del suo pigmento, prima ancora di accendere la luce. Un linguaggio estetico che condivideva con altri capolavori dell’epoca come la lampada Eclisse di Vico Magistretti per Artemide (1967) e il Telefono Grillo di Siemens, anch’esso simbolo della rivoluzione pop applicata agli oggetti quotidiani.
Il Compasso d’Oro e la consacrazione museale
Nel 1979, quattordici anni dopo la sua prima apparizione, la Lampada Nesso ricevette il Compasso d’Oro, il riconoscimento piu autorevole del design industriale italiano, assegnato dall’ADI (Associazione per il Disegno Industriale). Un premio che arrivo quasi tardivo, a consacrare un oggetto che il pubblico e i collezionisti avevano gia eletto a simbolo di un’intera stagione creativa.
La Nesso e oggi esposta nelle collezioni permanenti di numerosi musei di design europei e nordamericani, tra cui il Design Museum di Londra e diverse istituzioni italiane. La cosa straordinaria e che Artemide la produce ancora, senza modifiche sostanziali rispetto al disegno originale: una continuita produttiva di oltre sessant’anni che pochi oggetti nel panorama del design mondiale possono vantare.
La Nesso oggi: un’icona da vivere, non solo da collezionare
Nel mercato del modernariato e del vintage, le versioni originali degli anni ’60 e ’70 della Lampada Nesso sono pezzi ricercati e relativamente difficili da trovare in buone condizioni. I collezionisti le distinguono dalle versioni successive per piccoli dettagli costruttivi: il colore della plastica (gli originali hanno spesso una tinta leggermente piu satura e opaca), la qualita del raccordo elettrico interno e le scritte impresse sul corpo lampada.
In un appartamento contemporaneo, la Nesso funziona meravigliosamente come piantana da soggiorno accanto a un divano in pelle scura o a contrasto con un pavimento in cemento, in un interno di stile industrial o minimalista. Nei grandi ambienti tipici dei palazzi storici siciliani, con i soffitti alti e le pareti in pietra lavica, il suo arancione caldo diventa un punto focale capace di bilanciare la severita dei materiali tradizionali.
Il Bello dell’Usato e le icone della Space Age
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🌱 Il valore del riuso e dell’economia circolare
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📋 Come preparare il tuo oggetto per il conto vendita
Prima di proporci un oggetto di design o un arredo in conto vendita, ti consigliamo di seguire questi semplici passaggi ispirati alle buone pratiche del riuso:
- Pulizia superficiale: Presentare un oggetto pulito e privo di polvere ne aumenta notevolmente l’attrattiva e velocizza la stima.
- Verifica dei marchi: Cerca etichette, firme sotto le basi, timbri sul retro o loghi incisi che ne attestino l’originalità e la paternità del designer.
- Controllo integrità: Assicurati che non vi siano crepe strutturali, parti mancanti o danni irreparabili. Per le lampade, verifica il funzionamento elettrico.
- Fai delle buone foto: Se desideri una stima a distanza, scatta 3 o 4 foto da diverse angolazioni in un ambiente ben illuminato.
Come funziona il servizio di Conto Vendita
Il nostro sistema di conto vendita si ispira ai migliori standard di trasparenza e professionalità per darti il massimo risultato con zero pensieri:
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Scegli a casa gli articoli in ottimo stato che non utilizzi più e che desideri proporre.
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